Quanto valgono davvero le opere rubate alla Fondazione Magnani Rocca?
Quanto valgono davvero le opere rubate alla Fondazione Magnani Rocca?
Il furto avvenuto nei giorni scorsi alla Fondazione Magnani-Rocca ha rapidamente fatto il giro delle principali testate giornalistiche.
Tre opere firmate da grandi nomi della pittura moderna — Pierre-Auguste Renoir, Henri Matisse e Paul Cézanne — sono state sottratte durante il furto.
In molti titoli si è parlato immediatamente di “milioni di euro”, ma come spesso accade quando una notizia esplode sui media, le stime circolate nelle prime ore sono state piuttosto generiche e talvolta imprecise.
Quando si valuta un’opera d’arte infatti il nome dell’artista non basta: tecnica, periodo, soggetto, rarità e qualità dell’opera sono elementi determinanti nel definire il valore reale sul mercato.
Vediamo quindi quanto potrebbe valere davvero il bottino dei ladri.
Il Renoir: un dipinto autentico ma di periodo tardo
Tra le opere rubate figura Poissons, un dipinto di Pierre-Auguste Renoir realizzato negli ultimi anni della vita dell’artista.
Si tratta certamente di un olio su tela autentico, ma alcuni fattori ne limitano sensibilmente la quotazione sul mercato.
Innanzitutto siamo di fronte a un’opera tarda della produzione di Renoir.
In secondo luogo il soggetto — una natura morta con pesci — non rientra tra i temi più ricercati dai collezionisti.
Il mercato di Renoir è infatti dominato da opere raffiguranti:
ritratti femminili
scene di vita quotidiana
paesaggi impressionisti
Una natura morta con pesci rappresenta quindi un soggetto più difficile da collocare sul mercato internazionale.
Per questo motivo una valutazione realistica potrebbe collocarsi fino a circa 500.000 euro.
Il Matisse: una grafica, non un dipinto
Molto diversa è la situazione dell’opera di Henri Matisse.
In questo caso infatti non si tratta di un dipinto, ma di un’acquatinta su carta.
Le acquatinte sono opere grafiche realizzate tramite stampa e prodotte in più esemplari.
Nel caso specifico la tiratura è di 200 esemplari.
Questo elemento è fondamentale nella valutazione economica: anche se firmata da un artista di fama mondiale, una grafica in tiratura multipla non raggiunge mai le quotazioni di un dipinto unico.
Per un’acquatinta di Matisse di questo tipo il valore può arrivare fino a circa 30.000 euro.
Il vero capolavoro rubato: il Cézanne
Il pezzo più importante sottratto alla Fondazione è senza dubbio l’opera di Paul Cézanne.
Si tratta di un acquerello su carta delle dimensioni di circa 38 × 49 cm, raffigurante una natura morta con un vassoio di ciliegie.
Alcune testate hanno inizialmente parlato di un dipinto su tela, ma in realtà ci troviamo di fronte a una tecnica diversa — l’acquerello — che tuttavia non riduce affatto il valore dell’opera.
Gli acquerelli di Cézanne sono infatti tra i lavori più raffinati e ricercati della sua produzione e sono estremamente apprezzati dai collezionisti internazionali.
Inoltre:
appartengono a una produzione relativamente rara
presentano una qualità pittorica molto elevata
raffigurano uno dei soggetti tipici dell’artista, la natura morta
Per un acquerello di questo livello la valutazione può arrivare fino a 10 milioni di euro.
Il valore complessivo del furto
Analizzando le opere una per una, il valore complessivo del bottino potrebbe essere stimato indicativamente in:
Renoir → fino a 500.000 €
Matisse → fino a 30.000 €
Cézanne → fino a 10 milioni €
Il vero capolavoro sottratto è quindi senza dubbio il Cézanne, che rappresenta la parte di gran lunga più significativa del valore economico del furto.
Un parere richiesto dal The Times
Proprio in questi giorni il giornalista Philip Willan del The Times mi ha contattato per avere una valutazione sul valore delle opere sottratte prima della pubblicazione del suo articolo (link all’articolo)
Questo episodio dimostra quanto, quando si parla di mercato dell’arte, sia fondamentale andare oltre i titoli sensazionalistici e analizzare con attenzione le caratteristiche specifiche delle opere.
Perché nel mondo dell’arte non è solo il nome dell’artista a fare il prezzo, ma una combinazione molto più complessa di fattori storici, estetici e di mercato.
Scritto da Giovanni Damiani
Esperto e Perito d’arte